Qual è la differenza tra il rischio e la pericolosità?

Spesso negli ultimi anni, anche nei mass media, si sente parlare di rischi e di pericolosità geologiche in relazione a terremoti, eruzioni vulcaniche, eventi alluvionali o franosi. Questi due termini vengonoperò spesso usati come sinonimi, mentre hanno si gnificati ben diversi.
Vediamo quindi cosa significano e a cosa ci si riferisce per rischi e pericolosità.
L’attività vulcanica, così come quella sismica, costituisce un pericolo importante per numerose regioni della Terra, tra cui l’Italia, e potrebbero avere in futuro effetti estremamente drammatici rispetto a quelli fin qui sperimentati dalla storia dell’Uomo.
Infatti le tecniche scientifiche moderne, non possono limitarsi a sviluppare e migliorare le conoscenze di base dei diversi fenomeni, sismici e vulcanici ad esempio, ma deve darsi l’obbiettivo di contribuire all’Individuazione dei Pericoli ed alla prevenzione dei rischi legati all’attività dei vulcani.
Il termine rischio indica la possibilità di una perdita; ossia vuol significare che un evento naturale possa provocare un danno alle vite umane ed alle attività antropiche. Il rischio puù essere definito come il risultato del prodotto della pericolosità per il valore per la vulnerabilità.

Con il termine Pericolosità invece si intende la probabilità che un certo luogo sia interessato da un fenomeno potenzialmente distruttivo entro un certo periodo di tempo. In altre parole la pericolosità è un concetto che va sempre riferito alla proba

Carta della pericolosità sismica dell’italia. Tratta dal sito web www.ingv.it.

bilità che un dato evento accada.  Possiamo fare quindi un esempio: una zona in cui si ha un’elevato pericolosità sismica, è una zona in cui è elevata la probabilità che, in un certo periodo di tempo si verifichi un certo terremoto. Stesso discorso vale per la pericolosità vulcanica, dove un’area ad elevata pericolosità vulcanica è soggetta ad un’elevata probabilità che un certo evento eruttivo avvenga in un certo intervallo di tempo.

quelle situate lungo i margini. Anche le aree situate in prossimità di un fiume o di un torrente avranno una pericolosità idraulica maggiore, perché maggiore è la probabilità di eventi alluvionali rispetto ad aree più lontane.
Il valore è il valore in denaro di quanto esposto al fenomeno distruttivo.
Invece la vulnerabilità è la frazione di valore che probabilmente verrà perduto nel corso dell’evento pericoloso.

Se anche solo uno  di questi risulta essere pari a zero, il rischio s

Carta di Pericolosità idraulica dell’Italia.

arà nullo.

Ad esempio si può prendere in considerazione il caso che comprende un deserto che è caratterizzato da elevata pericolosità sismica, o vulcanica. La probabilità di un terremoto, o di un’eruzione, sono molto alte, ma se andiamo a considerare gli altri due fattori della formula, il valore e la vulnerabilità, essi
saranno pari a zero. Infatti non vi sono elementi esposti (persone, ospedali, scuole), e di conseguenza non se ne può quantificare neanche la vulnerabilità. Quindi il prodotto di più fattori, di cui uno sia zero, risulta nullo, e perciò il rischio sarà assente.
Nel caso invece in cui la zona con elevata pericolosità sismica sia una città, le cose ovviamente mutano.
Oltre al valore di pericolosità bisognerà tenere conto degli elementi esposti al rischio, e quindi il rischio crescerà quanto più popoloso sarà il centro abitato.

COnsideriamo ora il paramentro della Vulnerabilità. A parità di pericolosità sismica e dielementi a rischio, due città possono avere adottato misure di prevenzione oppure no.

Una città del Giappone sarà meglio attrezzata di una città italiana per resistere
ad un terremoto. Rimane evidente che le tecnologie antisismiche adottate nell’ediliza per la costruzione degli edifici in Giappone, faranno sì che renda meno vulnerabili gli elementi presenti sul terriotorio interessato dall’evento. Questo è una grande questione che tutt’oggi affligge il nostro paese inteso come Italia. Pensiamo a due terremoti di uguale magnitudine che colpiscono una città italiana ed una città giapponese: ci rendiamo conto fin da subito che le differenze fra le conseguenze portate dallo stesso fenomeno saranno maggiori nel nostro paese rispetto al paese orientale. Infatto in Giappone
le abitazioni non crollano e perciò vi sono molte meno vittime, le infrastrutture non vengono danneggiate e perciò non ci sono danni economici, l’economia stessa possiamo dire che non risulta danneggiata perché a poche ore dal sisma tutto riprende a funzionare come prima. Quindi la vulnerabilità risulterà un valore minore e fa sì che anche il rischio sia minore.
Nella mitigazione dei rischi geologici, si deve quindi lavorare alla riduzione di uno dei tre fattori. Purtroppo nel caso di terremoti e vulcani non si può agire sulla pericolosità, perché i terremoti non possono essere bloccati, e neanche i  vulcani. Non si può agire neanche sul valore di ciò che rimane esposto al fenomeno, specialmente nel caso dei terremoti, perché per evacuare una città si dovrebbe conoscere con anticipo ora e data dell’evento sismico. Si può però agire sulla vulnerabilità, riducendo la vulnerabilità degli edifici ad esempio costruendo con tecniche di edilizia antisismica. È proprio qui il punto debole
del nostro paese: la vulnerabilità.
Quindi solo lavorando alla riduzione della Vulnerabilità, avremmo la possibilità di ridurre il rischio associato ad un certo territorio potenzialmente soggetto ad un certo evento più o meno distruttivo. Il nostro paese risulta però ancora indietro, ossia ancora non è riuscito ad acquisire quella consapevolezza secondo cui prevenire è meglio che curare!! Anche se bisogna riconoscere che il patrimonio culturare e storico presente in Italia (rispetto ad altri paesi come il Giappone) è estremamente vasto e fa sì che l’adozione di queste tecniche di costruzione antisismiche  risulti molto difficoltoso.

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